giovedì 3 dicembre 2009

INDICE DEI VIAGGI.

1°) PAPUA NUOVA GUINEA.
2°) GIAPPONE (Penisola di "Shiretoko").
3°) AUSTRALIA (Il Treno del Deserto).
4°) SERBIA ("Belgrado").
5°) MAURITANIA (Ris. Nat. "Banc d' Arguin").
6°) DA SAN FRANCISCO a HONG KONG in Nave.
7°) Tratto di pianura che da "PARMA" arriva fino al "PO".
8°) YEMEN ("Shibam").
9°) MOZAMBICO (Parco Naz. di "Gorongosa").
10°) GIAPPONE ANTICO (La via "Nakasendo
11°) U.S.A. (Deserto del "New Mexico").
12°) BRASILE (Costa di "Recife").
13°) SUDAFRICA ("Capo Occidentale" in "Mountainbike").
14°) MAROCCO ("Oualidia" loc. Balneare).
15°) ARGENTINA ("Tilcara" a Cavallo).
16°) LAOS (Ris. Naz. di "Bokeo").
17°) SAN FRANCISCO (La Città di "Alfred Hitchcock").
18°) BURCHINA FASO (a "Bani" tra le otto moschee di fango).
19°) THAILANDIA (Villaggio Western di "Pensuk").
20°) MESSICO (Stato "Michoacan", città "Patzcuaro").
21°) CILE ("San Pedro", Deserto di Atacama").
22°) TURCHIA - IRAN, in Treno.
23°) NEW ORLEANS.
24°) ISOLA DI REUNION ("Francia").
25°) GEORGIA (Provincia "Svaneti").
26°) TURCHIA (Alta "Mesopotamia").
27°) MADAGASCAR (Mille KM. di Strada).
28°) SUDAFRICA ("Città del Capo Dar es Salaam" in Treno).

mercoledì 2 dicembre 2009

A MIO AVVISO E' UTILE SAPERE CHE:
In Italia esiste una attività che da più di 35 anni produce e commercializza "BANDIERE E RELATIVI ACCESSORI", da utilizzo sia per interni che per esterni, partendo dalle bandierine da tavolo e arrivando fino ai pennoni in alluminio oppure in vetroresina da mt. 5 a mt. 22.
L'attività in oggetto è la B.A.F.A. BANDIERE (vedi catalogo in internet).
PROFILO DELL'AUTORE A INIZIO BLOG "ERMANNO RARIS".
MADAGASCAR "MILLE KM. DI STRADA".

CAMPI DI ARACHIDI.

Nel villaggio di Hazofotsy abitano dodici uomini, venti donne e trenta bambini.
A comandare è Cisco, un ragazzone di 1 metro e 80 con una capigliatura color cenere e un sorriso tutto denti d'oro.
La ricchezza si calcola in capi di bestiame e quando si è ricchi si ha più di una moglie.
A mezza bocca si raccontano storie rocambolesche, spesso tragiche, come quella del villaggio maledetto, nascosto in un piccolo bosco di manghi a trecento metri di distanza, abbandonato nel 2001 dopo una razzia finita male.
"Venti banditi armati di kalashnikov", racconta Boto, il figlio del capo, "rubarono cento zebù e uccisero tre giovani che montavano la guardia".
Secondo la tradizione, per diventare adulto un adolescente deve rubare uno zebù.
E l'usanza resiste, nonostante le disgrazie.
Continuando verso il sud, il sole brucia la terra permettendo di coltivare solo le arachidi.
Le case diventano sempre più piccole, fino a trasformarsi in semplici capanne di bambù.
E a sud anche i contadini sono sempre più poveri.
Alle pendici del massiccio dell'Isalo, muraglia di arenaria rosa che risale al medio giurassico, una meraviglia della natura diventata parco nazionale nel 1962, impazza la "febbre azzurra": lo zaffiro, scoperto dieci anni fa, attira avventurieri d'ogni razza.
Nelle miniere, gestite da tailandesi e cingalesi, gli uomini si calano in cuniculi strettissimi a torso nudo e senza alcuna protezione.
Questo far west d'altri tempi è l'ultima speranza dei più diseredati.
MADAGASCAR "MILLE KM. DI STRADA.

SULLE COLLINE spuntano dei gruppi di case: sei, otto, dieci.
Mattoni ocra, rosa o rossastri, color terra, e tetti di paglia.
Le case sono a due piani.
Giù ci sono gli animali e al primo piano si dorme su delle stuoie.
Per raggiungere il secondo piano bisogna salire una scala a pioli: lì c'è la cucina, con un fuoco al centro del pavimento.
L'architettura tradizionale delle etnie merina e betsileo è restata intatta in tutta la sua bellezza.
Le case più belle, come quelle dei commercianti di Ambalavao, celebre per il mercato degli zebù, hanno una loggia e balaustre con festoni e intagli nel legno.
Qui la modernità e le sue contraddizioni sono sconosciute.
Attraversando i villaggi salta agli occhi l'assenza di radio o di qualsiasi altro strumento che riproduca dei suoni.
E' silenziosa perfino Behenjy, dove su un tratto di strada lungo trecento metri sono allineati i "bona", trattorie a menu fisso che per un euro servono un piatto di riso all'anatra e un bicchiere di latte.
Ogni villaggio ha la sua specialità: cesti di rafia, statuette dedicate alla Madonna, oggetti di legno o pentole di alluminio.
Ambositra, a 90 chilometri dalla capitale, è il punto d'ingresso alla terra dei betsileo, ed è famosa per la qualità dei suoi artigiani: falegnami, ebanisti, scultori e, in generale, maestri dell'arte di arrangiarsi.
Nel suo atelier di fortuna Georges, il più esperto, è orgoglioso della sua sega, che fa meraviglie tagliando i piccoli tasselli d'ebano, palissandro, acacia e legno di rosa usati per gli intarsi.
"Il filo di ferro, molto sottile, l'ho preso da un pneumatico", precisa.
"Ho tagliato i denti al bulino e ho usato la molla di un materasso".
Dopo Ambalavao comincia la savana.
La foresta che copriva il cuore dell'isola è stata devastata dagli incendi, appiccati per migliorare la fertilità dei campi e ricavare della legna per uso domestico.
All'orrizzonte si staglia l'imponente roccia conica di Ifandana, chiamata il Cappello del vescovo.
E' la porta del sud, l'ingresso alla terra dei bara, gli allevatori di zebù.
Ogni clan ha il suo villaggio, la sua mandria e vive in autarchia coltivando manioca, canna da zucchero, mais e riso.

MADAGASCAR "MILLE KM. DI STRADA".

LATERITE ROSSA.

Sono le otto del mattino e fuori il sole è già abbagliante.
Una strada coperta di polvere rossa porta al centro della città: quindici chilometri di ingorghi, quarantacinque minuti a passo d'uomo.
E' l'ora di punta.
Si avanza al rallentatore, tra le Renault 4 e le due cavalli color crema usate come taxi.
Niente clacson, niente stress, nessuna competizione: ognuno aspetta il suo turno.
Regna la flemma, unita a un fatalismo tutto asiatico.
Non a caso gli antenati dei malgasci degli altipiani erano indonesiani arrivati per mare.
In Asia, si sa, le persone tendono a nascondere i problemi con un sorriso.
L'inquinamento causato dal gas di scarico delle auto è notevole.
Prima di lasciare la città visito il caotico mercato centrale, che vende vaniglia , cannella e pepe rosa in un piacevole caos.
Finito il giro al mercato lascio Antananarivo e prendo la strada statale che dalla capitale si dirige a sud, attraversando gli altipiani fino al mare.
I mille chilometri della strada statale 7- numero sacro per i malgasci - attraversano le zone più densamente popolate di quest'isola, che ha 17 milioni di abitanti.
La 7, però, non ha nulla della strada nazionale.
E' stretta e c'è poco traffico, solo qualche taxi e alcune auto private.
Sulla cosidetta "grande ile" (grande isola) dell'oceano Indiano, il tenore di vita è molto basso: la povertà colpisce l'80 per cento della popolazione, soprattutto i contadini.
Durante il viaggio incontro diverse persone che si spostano a piedi avanzando in fila indiana sotto il sole cocente.
Molte famiglie non possono permettersi neanche il mezzo di trasporto più economico, un piccolo carro trainato dagli zebù, perchè costa 450mila ariary (180 euro): il triplo di una bicicletta, ma cinque volte meno di un motorino.
La statale 7 scende dagli "hauts plateaux", gli altopiani centrali, fino alla costa, e svela poco a poco, come i tasselli di un puzzle, i modi di vita e le tradizioni delle principali etnie che compongono la popolazione.
Appena lasciata la capitale, a 1.400 metri di altitudine, il nastro nero d'asfalto della 7, circondato dalla laterite rossa, attraversa le risaie terrazzate.
Il percorso è pieno di panorami mozzafiato.
A una curva, di fronte a una collina ornata di pini e cipressi, Mina, una signora anziana e minuta vestita con una gonna color pervinca e un cappellino in tinta, ha piantato il suo ombrello verde e blu.
Sta preparando due focolari con delle pietre e intanto cuoce delle pannocchie in un grande pentolone nero di fuliggine, usando come combustibile delle foglie di mais.
Poi arrostisce le pannocchie su un pezzo di lamiera e le vende ai passeggeri dei taxi.

martedì 1 dicembre 2009

MADAGASCAR "MILLE KILOMETRI DI STRADA".

DALLA TERRA AL MARE.

L'aeroporto di Antananarivo, o "Tana", la capitale malgascia, ci accoglie con una cappa di afa.
Un ventilatore smuove l'aria tiepida, mentre i viaggiatori grondano sudore.
Dopo una notte insonne in aereo sono di cattivo umore e non vedo l'ora di arrivare a destinazione.
Davanti allo sportello per i visti c'è una lunga coda.
Il capo doganiere, un tipo robusto con i baffi, si scusa e regala a tutti un ampio sorriso.
L'organizzazione è all'avanguardia: una matrona in camicia bianca vende le otto marche da bollo necessarie per il visto.
Il costo totale è di ventimila franchi malgasci.
La valuta è fuori corso già da due anni, sostituita dall' ariary, che vale cinque volte tanto, ma bisogna esaurire le vecchie scorte.
Una donna dai capelli neri incolla le marche sul passaporto e una terza, la più allegra di tutte, dà il resto.
La scena si ripete al posto di polizia.
Dentro la guardiola a vetri ci sono cinque poliziotti: Il primo apre i passaporti, il secondo fa una fotocopia, il terzo inserisce i dati in un computer, il quarto fa i controlli e, infine, il quinto restituisce i documenti ai passeggeri.
Una dimostrazione inequivocabile dell'efficenza della pubblica amministrazione.
Durata dell'operazione: un'ora e un quarto.